La masturbazione ha controindicazioni?

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Nella Bibbia

Nella Bibbia

A Onan, secondogenito di Giuda, avevano spiegato la legge biblica: devi sposare la moglie del tuo defunto fratello Er, ma il figlio che ti darà tua cognata non sarà considerato tuo, bensì di Er. Onan non ci sta. Sì, far l’amore con la graziosa Tamar andava anche bene, ma sottomettersi a questa ingiustizia proprio no. E quindi si inventa il primo coitus interruptus della storia (biblica) e riversa a terra il seme anziché ingravidare la compagna. Col Dio veterotestamentario non si scherza e il ribelle Onan viene folgorato, a monito per un popolo che già allora era minoranza in un mondo dove gli «altri», di figli, ne facevano parecchi. Gravissimo peccato, dunque, sprecare sperma e non dar braccia alla patria.

L’associazione dell’onanismo
alla masturbazione

L'associazione dell'onanismo alla masturbazione

Ma quanto tutta questa storia ha a che fare con l’argomento che voglio trattare qui, la masturbazione maschile? Apparentemente nulla: la Bibbia non dice se il povero Onan si fosse mai masturbato in vita sua oppure se lo facesse tre volte al giorno. E allora perché chiamiamo la masturbazione onanismo? Per capirlo, lasciamo le dune della Palestina e voliamo fino alle montagne della Svizzera puritana e calvinista della seconda metà del ’700. È lì che viveva un medico con un nome che gli avrebbe dovuto consigliare di dedicarsi all’eccellenza orologiaia del suo Paese e non a scrivere libri: Samuel Auguste André David Tissot. Per certi versi era un grande medico, conteso dalla Serenissima e dal re di Polonia, fino a diventare professore nella prestigiosa facoltà medica di Pavia, ma per altri era un cialtrone che aveva fatto enormi danni all’umanità. Il suo trattato L’onanismo: dissertazione sulle malattie prodotte dalla masturbazione, pur essendo destituito di qualsiasi fondamento scientifico, sperimentale, empirico, ebbe subito un successo travolgente: l’elenco delle infermità, bubboni, mutilazioni, cecità provocato dal piacere solitario è raccapricciante.

Ma la masturbazione è un’altra cosa

Ma la masturbazione è un'altra cosa

Il lestofante non solo se lo era inventato di sana pianta, o l’aveva scopiazzato da libelli che circolavano negli ambienti anti-libertini e anti-illuministi del primo ’700, ma era basato sul totale travisamento del racconto biblico. Il peccato di Onan non aveva niente a che fare con la masturbazione, ma Tissot non era nemmeno capace di andarsi a rileggere la Bibbia, o di capirla, talmente accecato (è il caso di dirlo) dalla furia castigatrice. Così, ancora oggi troviamo moralisti che pontificano contro l’onanismo, spesso sulla base di una pseudoscienza che dovrebbe conferire più forza alle prescrizioni. Ma veramente Tissot aveva tutti i torti e la masturbazione non fa mai male?

Le assurde teorie del dottor Kellogg

Le assurde teorie del dottor Kellogg

Il pericolo statisticamente più frequente quando si parla di masturbazione è il complesso di colpa generato dall’intransigenza di chi, per più di un secolo dopo la pubblicazione dell’infame libercolo, ha sottoposto i giovani maschi a umiliazioni, bagni gelati e strumenti meccanici partoriti dalla più perversa delle fantasie repressive per imporre la castità. Il famoso medico ipersalutista John Harvey Kellogg (proprio quello dei deliziosi fiocchi di mais, protagonista del bel film Morti di salute) a fine ’800 aveva costruito una clinica in Nordamerica dove curava praticamente tutto con clisteri e l’astinenza dal piacere solitario (diceva sempre: «Chi si masturba si uccide, letteralmente, con le sue mani») con l’effetto di creare artificialmente un complesso di colpa che generava, e genera tuttora, a sua volta frustrazioni, insicurezze, inadeguatezze e disfunzioni sessuali vere e proprie.

Praticata da molte specie animali

Praticata da molte specie animali

Quindi la vera patologia è semmai l’onanofobia, non la masturbazione in sé: attività naturalissima, come documenta l’evidenza etologica in molte specie, prima fra tutte il bonobo, lo scimpanzé nano dell’africa centrale a noi similissimo per genetica e comportamento, vero maestro di masturbazione. Ma dell’elenco fanno parte, notano gli etologi, la maggior parte dei mammiferi. La cosa interessante è che quelle bestie che non hanno arti utili per la masturbazione si sollecitano i genitali sulle più varie superfici o sfruttando getti d’acqua, dimostrando che lo stimolo erotico galoppa sempre. Quindi, una volta ancora, pensare che l’autoerotismo sia contro natura è totalmente privo di fondamento scientifico.

Il senso di colpa

Il senso di colpa

Certo si può credere (ma certamente non dimostrare) che sia contro la natura umana. Il problema è che chi lo crede tende inevitabilmente a pretendere che anche gli altri lo credano, a tutto vantaggio di psicoanalisti e sessuologi che vedono così assai aumentare il numero di potenziali pazienti sessuopatici perseguitati dal senso di colpa maturato soprattutto durante l’adolescenza. Persino alcuni casi di eiaculazione precoce possono essere collegati a questa ossessione: ragazzi costretti a masturbazioni fugaci e rapidissime per timore di essere scoperti da genitori ed educatori che «imparano» a eiaculare più presto possibile, rimanendo perversamente intrappolati per tutta la vita in questo comportamento appreso.

L’eccesso può danneggiare la sessualità

L’eccesso può danneggiare la sessualità

Se l’onanofobia è senza dubbio la più frequente malattia legata alla masturbazione, esistono tuttavia delle condizioni, assai più rare, dove l’autoerotismo può crear danni. Sono quegli eccessi che possono provocare un’involuzione su se stessi, magari facilitata dalla pornografia e, soprattutto, dalla solitudine e dall’indole personale. Ma intendiamoci: solo un sessuologo improvvisato, oppure chi è carico di pregiudizi e ossessioni sessuofobiche, può pensare che la masturbazione in sé, con o senza pornografia, possa provocare problemi sessuali o addirittura perversioni. Non esiste uno straccio di evidenza scientifica che lo confermi. Al contrario, l’abuso di questi stimoli lo si riscontra nelle persone con una personalità che avrebbe comunque manifestato nel corso della vita patologie sessuali. Come dire: la masturbazione parossistica è l’effetto della personalità disfunzionale, non la causa.

Una-due volte a settimana fa bene

Una-due volte a settimana fa bene

Sgomberato il campo dai fraintendimenti, devo però ammettere che non troppo di rado sono costretto a chiedere ai miei pazienti con debolezza erettile di ridurre frequenza e tempo dedicato alla masturbazione. Una-due volte a settimana fa solo bene, soprattutto se lo stimolo manuale ha una durata simile a un rapporto sessuale, senza prolungarsi oltre. Il pene, infatti, raggiunto da vasi sanguigni piccini e costantemente in debito di ossigeno, ha bisogno di «respirare». A questo provvedono le erezioni notturne e, appunto, le erezioni ottenute sia nel rapporto sessuale sia nell’autoerotismo. È, insomma, una ginnastica che fa benissimo e mantiene giovani i tessuti penieni. Purché non sia troppo frequente, troppo fisicamente intensa e di eccessiva durata. In questi casi può addirittura danneggiare l’istologia del corpo cavernoso, che può perdere elasticità e reattività. In letteratura scientifica sono addirittura descritte fratture del pene. Quindi, a voler essere onesti, un filino di ragione i vari Tissot, Kellogg e i loro ancor più grotteschi imitatori ce l’avevano pure.

Molte donne si considerano tradite

Molte donne si considerano tradite

C’è poi un tema importante che riguarda il rapporto delle donne con la masturbazione maschile. A parte quelle più attente al piacere, che si eccitano al pensiero o alla vista del proprio partner che si masturba, sono molte quelle che provano nelle stesse circostanze ripugnanza e rabbia, come se qualcosa fosse loro sottratto, rubato, quando scoprono o sospettano che il compagno abbia una sua personale vita autoerotica. Tante volte mi è capitato di ascoltare donne deluse come se fossero state tradite, oppure avvilite o addirittura arrabbiatissime nell’immaginare una dimensione fantastica dalla quale ritengono, peraltro non sempre a ragione, di essere tenute fuori. In questi casi, appurato che la masturbazione non abbia i contenuti patologici cui accennavo, si tratta di smontare questi pregiudizi, aiutare a capire che il rispetto della altrui intimità è alla base del raggiungimento della intimità comune, e suggerire che in un maschio sano la masturbazione non sottrae, semmai aggiunge.

Un pensiero di genere

Un pensiero di genere

Informazioni sbagliate, pregiudizi religiosi e una serie di pensieri caratteristici del genere di appartenenza, come quelli cui ho accennato or ora, rendono l’impresa non sempre facile. È un tipico pensiero «di genere» quello femminile ostile all’autoerotismo maschile quanto lo è, specularmente, quello maschile, che all’opposto si eccita così tanto con la masturbazione femminile da rendere queste scene quasi obbligatorie quando si confeziona lo stereotipato menu di un qualsiasi filmetto pornografico.

Utile per diagnosticare l’impotenza

Utile per diagnosticare l'impotenza

Un recente studio internazionale pubblicato su Archives of Sexual Behavior dimostra che la masturbazione è più frequente nel nord rispetto al sud Europa. Liberi costumi o solitudine? Non lo sappiamo, ma sappiamo che in questo preciso momento in cui si sta leggendo questo articolo, sul nostro pianeta sono di più le persone che si stanno masturbando di quelle che stanno facendo l’amore in due (o più). La masturbazione è infatti il più frequente comportamento sessuale. Ma per quanto possa sembrare strano, nessuno l’aveva mai utilizzata prima di noi per fare diagnosi di impotenza.

Il test per la disfunzione erettile

Il test per la disfunzione erettile

I sessuologi medici dispongono di un test eccellente per riconoscere la severità della disfunzione erettile: si chiama International Index of Erectile Function. Tuttavia, il test funziona solo se si vive una dimensione di coppia e se si fanno tentativi di coito. Altrimenti è inutilizzabile. E i single? E le legioni di pazienti impotenti con la compagna ma potentissimi da soli? Poche settimane fa abbiamo pubblicato sul British Journal of Urology International un lavoro scientifico che valida l’uso di un test per misurare proprio l’erezione durante la masturbazione. L’abbiamo soprannominato «masturbometro». Ora i medici non hanno più alibi per ignorare questa importantissima attività sessuale, che rivela molto delle reali condizioni cliniche di un paziente: certo, chi riesce bene con la mano e non ha erezioni con la compagna o il compagno, avrà più probabilmente un importante coinvolgimento non-organico (ad esempio, intrapsichico e/o relazionale) rispetto a chi è impotente in entrambe le situazioni, dove invece la causa fisica preponderante è più probabile, pur senza escludere le inevitabili componenti psicologiche, sempre presenti in tutti i pazienti con disfunzioni sessuali.

L’arte della masturbazione

L'arte della masturbazione

Ma quale è l’arte della perfetta masturbazione? Ci sono svariate ricette. Per esempio, rilassarsi, concentrarsi, ma anche abbandonarsi alle fantasie e non giocare tutta la partita sul facile tavolo della pornografia. Meglio, almeno ogni tanto, la classica, eterna letteratura erotica, che le immagini esplicite ci hanno fatto un po’ dimenticare. Da ragazzi gli amici ti suggerivano di usare di tanto in tanto la sinistra (o la destra, per i mancini), quasi a simulare una eteromasturbazione, o a sfregare, da proni, il pene eretto tra ventre e materasso, oppure a masturbarsi inginocchiati o supini con gambe aperte a stella o puntando sul muro le gambe rialzate. E via consigliando. Una società giapponese che produce giochi erotici mi ha chiesto di collaborare allo sviluppo di uno strumento di morbidissimo silicone che può essere lubrificato con appositi fluidi profumati e riscaldato a dare un ulteriore tocco di realismo. Un vero e proprio masturbatore meccanico. Vorrebbero che i loro prodotti non fossero solo conosciuti nei sexy shop, come già accade, ma diventassero un vero e proprio presidio medico-chirurgico nell’armamentario del sessuologo.

Meglio di uno spinello

Meglio di uno spinello

Un’ultima informazione: all’Università di Amburgo hanno dimostrato lo scorso anno che l’autoerotismo fino all’orgasmo provoca un notevole rilascio nel sangue di endocannabinoidi, sostanze contenute anche nelle droghe cosiddette leggere, coinvolte comunque nei meccanismi di piacere e della ricompensa cerebrale. Quindi masturbarsi non è solo fare del (buon) sesso «con una persona che si stima molto», come diceva l’arguto Woody Allen, ma è anche meglio dello spinello e, con buona pace dei bacchettoni, non è nemmeno illegale.

Emmanuele A. Jannini

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