Roberta Capua: «Entrare negli “anta” mi ha tolto il sonno»

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Sono sempre stata una dormigliona e fino ai quarant’anni mi bastava coricarmi per cadere in un lungo sonno profondo e ristoratore. E, se eccezionalmente una notte mi capitava di dormire meno, l’indomani ero capace di recuperare prendendo sonno dovunque mi trovassi.

La maternità mi ha tolto il sonno

Ci ha pensato mio figlio Leonardo, arrivato proprio alla soglia dei miei quarant’anni, a cambiare le cose. Tanto per cominciare, come certo accade a ogni mamma, ho immediatamente sviluppato quel senso di profonda protezione che mi permetteva di avvertire anche un solo suo respiro o gesto diverso dal solito per svegliarmi all’istante. Cosa che ha cominciato a rendere il mio sonno molto più leggero e meno prolungato, aprendo le porte a un processo che, con il passare del tempo, mi ha condotto fino alla vera e propria insonnia, di cui soffro ormai da qualche anno.

Il sonno è disturbato

In realtà, quando mi corico non ho difficoltà ad addormentarmi. Ma il mio sonno è molto frammentato, mi sveglio spesso per un motivo qualunque, come un rumore o anche solo un fruscio, e mi riaddormento con enorme fatica, a volte neppure più fino al mattino. Ovviamente, ne risente il mio rendimento il giorno successivo e ne fa le spese anche il mio aspetto fisico, perché il mancato riposo impedisce alla pelle di compiere il suo ciclo naturale di rigenerazione. Risultato: appare opaca e tirata, e mi trovo a dover rimediare con maschere cosmetiche sul viso e cucchiaini ghiacciati appoggiati sugli occhi per sgonfiare borse e occhiaie.

Non uso farmaci 

So bene che questo problema affligge moltissime persone, tanto che l’insonnia in alcuni casi viene considerata e trattata come una malattia. Ma, poiché non credo sia il mio caso, non ho ritenuto necessario rivolgermi a uno specialista. In compenso, la mia ginecologa mi ha informato che il peggioramento della qualità del sonno può far parte di tutta una serie di inevitabili cambiamenti ormonali che avvengono alla mia età. Sono assolutamente contraria all’uso di farmaci, perché temo che possano instaurare una sorta di dipendenza, anche psicologica, aggravando il problema invece di risolverlo. E così, all’inizio reagivo semplicemente alzandomi dal letto e facendo qualunque genere di attività in casa allo scopo di stancarmi e riaddormentarmi, evitando il continuo arrovellarmi nei miei pensieri, che è indubbiamente uno degli effetti peggiori della mancanza di sonno. Ma questo espediente non funzionava quasi mai, e il giorno dopo mi sentivo letteralmente ko.

Ho messo in atto alcune strategie

Oggi, invece, ricorro a tutte quelle strategie che aiutano a dormire bene. Per prima cosa cerco di non cenare mai a tardo orario, altrimenti, andando a letto subito dopo, l’organismo si trova in piena attività digestiva e quindi non è pronto a riposare. E prima di andare a dormire non solo non bevo alcolici, che alterano il ciclo del sonno causando continui risvegli, ma non rinuncio a una tisana calda a base di erbe, che invece lo conciliano. In camera mantengo una temperatura non molto elevata, e a letto evito di utilizzare qualunque dispositivo elettronico come il tablet o il cellulare, perché la loro luce ostacola la produzione della melatonina, vale a dire l’ormone del sonno, che favorisce
l’addormentamento. Piuttosto, se mi sveglio a notte fonda, leggo qualche pagina di un libro, che riesce a trasmettermi lentamente un senso di torpore.

Faccio sogni tormentati

Ma quando mi riaddormento, mi ritrovo quasi sempre a fare sogni angosciosi: tra i più ricorrenti c’è quello di non essere adeguata sul lavoro, magari perché un forte ritardo mi impedisce di arrivare a destinazione, o perché non sono preparata su quello che dovrò fare, o ancora perché non sono vestita in maniera appropriata. Tutte cose che nella realtà non mi sono mai accadute, in quanto nella mia professione sono estremamente precisa, ma forse nel cattivo riposo emergono le mie insicurezze inconsce e latenti. Rispetto a quando mi servivano dalle otto alle dieci ore di sonno per svegliarmi fresca e riposata, ora me ne bastano anche sei, purché sia continuo e profondo. E quando accade è un successo. Del resto, non posso che convivere con questa situazione e augurarmi che continui a essere gestibile in questo modo.

Roberta Capua (testimonianza raccolta da Grazia Garlando)

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