Giovanni Vernia: «Ogni notte mi addormento con il bite»

C’è chi di notte russa e chi invece bruxa. Non si dice così? Be’, insomma, io bruxo, cioè digrigno i denti. L’ho scoperto quattro anni fa, mentre indagavo su un mal di testa acuto e costante che mi assaliva ogni mattina al mio risveglio e mi accompagnava fino a sera, coinvolgendo tutta la zona della cervicale. Mica uno scherzo: concentrarsi sul lavoro e sugli impegni vari in giornate così è veramente difficile. Inizialmente pensavo che il disturbo fosse dovuto proprio al mio lavoro, dal momento che quando sono in scena per interpretare i miei personaggi mi prodigo esageratamente nei movimenti, dimenandomi e agitandomi senza sosta, cosa che magari poteva influire proprio sulla cervicale.

Pensavo di avere la cervicalgia

Così, di mia iniziativa, ho iniziato a sottopormi regolarmente a sedute di fisioterapia e riabilitazione posturale globale, senza però ottenere grandi miglioramenti. E quando, soprattutto nei periodi di maggiore stress, al mal di testa ha cominciato ad aggiungersi anche un senso di nausea, costringendomi più di una volta a ricorrere agli antidolorifici, ho capito che doveva esserci un problema più profondo, che non potevo continuare a ignorare.

Mia moglie ha intuito il problema

È stata mia moglie ad accendermi una lampadina, rivelandomi che da qualche tempo, di notte, emettevo degli strani suoni e lamenti, anche molto rumorosi, di cui ovviamente non mi rendevo assolutamente conto. E allora, su consiglio del mio fisioterapista, mi sono sottoposto a una serie di accertamenti specifici, a cominciare dal monitoraggio notturno dell’apnea. E finalmente è emersa la diagnosi: soffrivo di un accentuato bruxismo, vale a dire che, mentre dormivo, stringevo e digrignavo i denti. Questo continuo movimento indolenziva la mia mandibola, già un po’ disallineata, scaricandosi sulla cervicale e provocando la cefalea.

Ho iniziato a mettere il bite

La soluzione consisteva nell’utilizzare un bite, vale a dire un’apposita mascherina che agisce come barriera protettiva tra le due arcate dentali, da indossare tutte le notti allo scopo di riallineare la mandibola. Pur di liberarmi dal mal di testa, ho accettato di buon grado l’idea del bite, ma all’inizio non è stato affatto facile: questo dispositivo viene realizzato su misura, e nel mio caso era piuttosto ingombrante e fastidioso, al punto da impedirmi di dormire bene e tranquillamente. Nel frattempo continuavo a lavorare con il fisioterapista sui movimenti della testa e del collo e ogni tre mesi dovevo far controllare e risistemare il bite sulla base dei risultati fisioterapici.

I risultati si vedono

Adesso, dopo due anni di regolare utilizzo ogni notte, finalmente posso usare un modello molto più sottile e maneggevole, che non mi dà più alcun fastidio. Al punto che, seguendo i consigli dei due specialisti, spesso lo indosso anche di giorno quando sto seduto per lunghe ore davanti al computer oppure in treno o in auto, per limitare il conseguente aumento di tensione sulla cervicale. Oltre a questo, l’unico accorgimento che ho dovuto introdurre nella mia vita quotidiana è quello di non sottopormi a un carico eccessivo in palestra o durante l’attività sportiva, per non appesantire la zona della cervicale rischiando di danneggiarla. Finalmente, il mal di testa è scomparso, ma la notte continuo a bruxare, anche se meno di prima: gli specialisti mi hanno spiegato che nel mio caso il disallineamento della mandibola può essere solo corretto, ma non esiste intervento che possa risolvere totalmente il problema ripristinandola com’era. Per questo dovrò portare il bite per il resto delle mie notti. Ma ormai mi sono talmente abituato che a volte mi siedo a tavola per la colazione senza averlo tolto…

Giovanni Vernia (testimonianza raccolta da Grazia Garlando per OK Salute e Benessere)

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