Quali sono le malattie causate dall’inquinamento

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La zona più inquinata d’Italia

La zona più inquinata d'ItaliaQuella foto ce la ricordiamo tutti: poco più di un anno fa, il 18 ottobre, l’astronauta Paolo Nespoli scatta un’immagine dell’Italia dalla stazione spaziale che orbita intorno alla Terra. La Pianura Padana sembra un catino pieno di fumo. «Nebbia o smog?», scrive su Twitter Nespoli. Probabilmente si trattava di una combinazione fra i due, ma è un fatto ormai assodato che la più grande pianura italiana, dove vivono oltre 20 milioni di persone, è una delle aree con l’aria più inquinata del continente. Le stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) attribuiscono a Piemonte e Lombardia il record di polveri sottili in Europa occidentale.

Il problema peggiora con il freddo

Il problema peggiora con il freddoLa situazione peggiora, come ogni autunno, quando arriva la stagione fredda: alle emissioni del traffico si aggiungono quelle degli impianti di riscaldamento, in città scattano i blocchi alla circolazione e si iniziano a seguire con apprensione i bollettini sulla qualità dell’aria. Quella padana è una condizione particolare, come spiega Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di medicina interna dell’Irccs Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e autore con Margherita Fronte del libro Cambiamo aria (Baldini & Castoldi): «La Pianura Padana è stretta fra le Alpi e gli Appennini, è poco ventosa e nei mesi invernali la differenza di temperatura fra gli strati più alti e caldi dell’atmosfera e quelli più bassi e freddi favorisce la formazione di una sorta di coperchio che tiene al suolo l’aria inquinata, limitando il ricambio».

Gli ingredienti dello smog

Gli ingredienti dello smogMa che cosa c’è nell’aria che respiriamo? Per definizione, l’inquinamento atmosferico è l’accumulo di sostanze solide o gassose in concentrazioni tali da modificare le normali condizioni ambientali e rendere meno salubre l’aria. «Alcune di queste sostante provengono direttamente dalle sorgenti di inquinamento, come industrie, auto, camini a legna; altre, invece, sono il risultato di reazioni chimiche che si formano nell’atmosfera», spiega Mannucci. Fra gli inquinanti più diffusi ci sono gli ossidi di carbonio (il monossido e
l’anidride carbonica) e gli ossidi di azoto, tipici prodotti della combustione, l’anidride solforosa, l’ozono e i clorofluorocarburi (CFC). Poi ci sono le polveri, o particolato, composte da vari elementi e classificate in base alla loro dimensioni. «Quelle più piccole possono permanere nell’aria per molto tempo e penetrare nel corpo», prosegue l’esperto. «Il cosiddetto PM 10, particolato di diametro inferiore ai 10 microgrammi, penetra nel naso
e può raggiungere faringe e laringe; il PM 2,5 può arrivare fino ai bronchi; le particelle ultrafini, in sigla PM 0,1, raggiungono gli alveoli polmonari e penetrano nel circolo sanguigno». Le fonti di inquinamento, quindi, sono tante e non sempre note.

Le fonti di inquinamento

Le fonti di inquinamentoAll’aperto lasciano il segno il traffico automobilistico (ma anche quello di navi e aerei), gli incendi, la produzione agricola e gli allevamenti, gli impianti di riscaldamento degli edifici privati e pubblici. Però anche negli ambienti chiusi l’aria può essere
inquinata, come ricorda Mannucci: «Trascorriamo circa il 90% della nostra vita in ambienti chiusi. Lì dentro non solo si accumulano gli inquinanti dell’aria urbana che non riescono a uscire, ma vi si aggiungono sostanze diverse, provenienti da arredi, materiali da costruzione e pitture, da candele, fornelli e pentole sul fuoco, prodotti per la pulizia, solventi e, naturalmente, il fumo di tabacco».

Un prezzo alto per la salute

Un prezzo alto per la saluteAll’inizio di settembre hanno destato scalpore i risultati di uno studio approfondito, che ha rivisto al rialzo le stime dei decessi correlati all’inquinamento, portandoli a 9 milioni l’anno nel mondo. Fra le cause di morte ci sono soprattutto tumori al polmone, problemi respiratori e ictus (anche se i guai portati dallo smog sono tanti e diversi, comprendendo anche diabete, ipertensione, trombosi venosa profonda, malattie cardiovascolari, problemi per la fertilità maschile e la crescita del feto in gravidanza). Sergio Harari, direttore dell’unità operativa complessa di pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, fa il punto su quanto ne sa oggi la comunità scientifica: «In questo ambito le conoscenze continuano a evolversi con rapidità. L’inquinamento, dentro e fuori casa, è annoverato fra i dieci principali rischi per la
salute pubblica, secondo il rapporto Global Burden of Disease 2010, e oggi lo si considera legato al 20% della mortalità per malattie respiratorie. L’aria intossicata compromette la funzionalità e lo sviluppo dei polmoni, è fra le cause di malattie respiratorie anche gravi, come infiammazioni, bronchiti croniche, polmoniti, tumori. Il 14% dei casi di asma è correlato all’inquinamento da traffico, e quest’ultimo ha effetti immediati sugli asmatici:
a Milano, ad esempio, si è visto che ai picchi di smog corrispondono picchi nei consumi di farmaci per l’asma. Se consideriamo soltanto le malattie respiratorie, questo impatto si traduce in 3 miliardi di costi diretti».

Colpiti non solo i fumatori

Colpiti non solo i fumatoriL’effetto non è uguale per tutti, ovviamente. «Molto cambia in base a fattori di sensibilità individuali, ad esempio la genetica, la dieta e il livello di attività fisica, il fumo di sigaretta», precisa Harari. «Ma ci sono effetti oggettivi evidenti; ad esempio, uno studio inglese ha misurato, dopo due ore di passeggiata in Oxford Street a Londra, un calo generalizzato dei parametri di funzionalità respiratoria e un aumento dei parametri dell’infiammazione». Da sottolineare anche i dati sulla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e sulla fibrosi polmonare idiopatica (Ipf), malattie progressive e senza cure definitive. «Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare il numero di pazienti non fumatori colpiti da Bpco, malattia tipicamente legata alle sigarette, e assistiamo a un peggioramento dei sintomi a causa dell’inquinamento», aggiunge lo pneumologo. «E anche nel caso dell’Ipf, patologia rara, ci sono dati che fanno pensare a un nesso con l’esposizione da biossido di azoto, proveniente soprattutto dal traffico diesel».

Tumori: non solo ai polmoni

Tumori: non solo ai polmoniDalla fine del 2013, l’Agenzia per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione include l’inquinamento atmosferico, con tutte le sue componenti, compreso il particolato, nella lista delle sostanze cancerogene per l’uomo. Lo stesso era avvenuto l’anno prima con i gas di scarico dei diesel. In seguito, altre ricerche hanno dimostrato un nesso fra l’aria inquinata e l’aumento di rischio di altre forme di cancro: per tumore del seno, della bocca e della gola, della pelle (tumori diversi dal melanoma) e, in misura inferiore, per il tumore della prostata.

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