Vanilla Sex: che cosa si intende per Sesso Vaniglia

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Un sesso dal sapore standard, a basso tasso di adrenalina e senza effetti speciali. A detta della studiosa di costumi sessuali Hallie Lieberman, il “sesso vaniglia” è la metafora inventata dai movimenti eversivi degli anni Settanta per indicare un erotismo di tipo convenzionale. Vaniglia venne scelto come termine contrapposto a ciò che è trasgressivo e audace, poiché rappresenta, fra le tante scelte possibili, il gusto di gelato più comune fra tutti. A riprova di ciò, c’è la definizione data – tra le altre – dall’Oxford English Dictionary al termine vanilla:semplice, basico, convenzionale”.

In Italia, a rendere popolare tale espressione ci ha pensato, qualche anno fa, il bestseller 50 sfumature di Grigio, il caso editoriale che ha sedotto milioni di donne nel mondo, tenendole incollate alle pagine di un’abile trilogia pornoromantica, capace di dare una vigorosa scossa al mercato dell’editoria (non soltanto dell’eros) e promuovere, anche a livelli popolari, la pratica del sesso estremo.

VANILLA SEX, OVVERO: TUTTO È RELATIVO
Il magazine americano Vice ha condotto un sondaggio on line per scoprire che cosa le persone intendano comunemente per sesso vaniglia e il suo contrario. A rispondere sono state 4.242 soggetti, di età variabile fra i 18 e 71 anni, in un’area compresa fra gli Stati Uniti e l’Australia. Ebbene, nel caso della Generazione Z, la più giovane, il 53 per cento delle risposte hanno definito “sesso vaniglia” la posizione del missionario e facevano parte di quel 24 per cento di partecipanti complessivi che hanno menzionato l’acronimo BDSM per ciò che viene considerato “sesso trasgressivo”. Nel sondaggio condotto da Vice soltanto il 2% dei partecipanti ha inoltre dichiarato di considerare “trasgressivo” il sesso orale, mentre circa il 70% è risultato propenso a definire “audace” il sesso anale.
In generale, osservando i risultati del sondaggio, quello che emerge è che non esisterà mai, anche solo per due persone, la stessa identica idea di “sesso vaniglia”.
Sono diversi i fattori che hanno condotto nel tempo a un cambiamento di opinione e di percezione nei riguardi del sesso, ma quello predominante è la prevalenza del sesso sui media e nella nostra cultura a più livelli, spesso anche con un’eccessiva semplificazione.
Emblematico, in questo senso, fu il celebre episodio con il vibratore Rabbit di Sex & The City; la Vibratez, azienda produttrice del vibratore originale, dichiarò di aver visto salire le vendite annuali del 700% negli anni che seguirono la messa in onda di quella puntata.

NON IL SOLITO “SESSO VANIGLIA”
A qualcuno piace caldo. Molto caldo. A qualcuno il sesso piace sperimentarlo anche nelle sue sfumature. Trasgressioni inedite, preliminari arditi, sensazioni per palati forti. A qualcuno piace esplorare il complicato – ma evidentemente intrigante – mondo della sessualità alternativa. Fatta di bondage, giochi di ruolo, BDSM (acronimo di Bondage e Dominazione Sadomaso).

Quel genere di pratiche, insomma, che il controverso scrittore canadese Pat Califia aveva definito “l’alta tecnologia del sesso” e che persino un illustrissimo della letteratura come James Joyce condivideva con la storica amante Nora Barnacle, alla quale destinava esplicite lettere erotiche (Le vite segrete dei grandi scrittori, Electa).
Considerato che il termine BDSM su Google corrisponde a oltre 400 milioni di risultati, sembra evidente che il confine tra ciò che è “normale” a letto e ciò che non lo è, appare più labile che mai.

Stando a una serie di recenti studi scientifici condotti sulla popolazione Occidentale, 1 coppia su 10 (sessualmente attive) pratica giochi in stile BDSM. A questo dato si affianca un incremento nell’uso di accessori e strumenti fetish che, negli ultimi 10 anni, hanno visto aumentare le vendite del 500%. Complice, probabilmente, una crescente attrazione per l’estetica fetish come hanno dimostrato sulle passerelle le proposte di stilisti e designer, ma non solo.
«Nella società attuale esiste tutto un mondo di interessi di tipo esploratorio nei confronti di pratiche sessuali che sono state “depatologizzate” e che si trovano all’interno di una dimensione che va da un livello soft a uno più hard», spiega lo psichiatra e sessuologo Alberto Caputo, presidente dell’IES, l’Istituto di Evoluzione Sessuale di Milano

E c’è di più. Nel regno dell’immaginario erotico femminile, la fantasia di dominazione/sottomissione appare particolarmente diffusa. Da un’analisi condotta qualche anno fa su 20 studi e pubblicata su Psychology Today emergono infatti liaison particolari con l’immaginario erotico delle donne occidentali più emancipate e che ricoprono ruoli di rilievo. Dal 31% al 57% dei casi, nelle loro fantasie compaiono giochi di sottomissione. Un dato che sul fronte psicologico è stato altresì interpretato come un volersi “spogliare” nell’intimità della propria carica professionale, lasciando da parte quella continua ricerca della parità dei ruoli che, probabilmente, ha senso soltanto in certi casi e certi ambiti (fonte: Newsweek).

In Italia non esistono stime ufficiali, ma analizzando le percentuali di praticanti di BDSM riscontrate in sondaggi e studi compiuti negli ultimi 15 anni in Occidente, e rapportandole agli ultimi dati Istat, emergerebbe il dato di quattro milioni di persone dedite alla pratica del BDSM. Di certo, rispetto al passato, sul fronte della sessualità sembra esservi più curiosità verso tecniche, modalità, sensazioni “estreme” dopo i casi editoriali come la popolarissima trilogia delle “50 sfumature” e il conseguente proliferare di produzioni letterarie sul genere.

MILLENNIAL, LA GENERAZIONE ASSUEFATTA
Ciò che emerge oggi sul fronte dei costumi sessuali è tuttavia una forte differenza nel modo di vivere e concepire l’erotismo tra la generazione dei Millennial e quella precedente, la cosiddetta Generazione X, caratterizzata dagli odierni 40-50enni.
Stando ad alcuni studi e sondaggi su come stiano cambiando le abitudini sessuali nel tempo, oggi ne stiamo facendo di meno e i giovani, in particolare, “distratti” dai nuovi idoli della rivoluzione digitale, appaiono meno attratti. Di conseguenza, cresce il bisogno di stimoli maggiori per sollecitare l’interesse.

«Molte variabili ambientali sono cambiate in poco tempo: abbiamo un maggior accesso alle informazioni, una incredibile velocità di comunicazione, una globalizzazione delle idee», chiarisce a riguardo Anna Zanellato, psicologa e sessuologa clinica specializzata in educazione sessuale per minori e formazione per insegnanti e genitori, che attraverso la pagina Instagram del brand MySecretCase risponde alle domande dei ragazzi, offrendo una consulenza sessuologica gratuita.

«La diffusione di immagini sessuali esplicite può portare al fenomeno dell’assuefazione, alzando generalmente la soglia di eccitamento sessuale», sottolinea la sessuologa. «D’altra parte i giovani sono sempre giovani, affrontano le stesse difficoltà dei loro padri: conoscere il proprio corpo, relazionarsi con l’altro. Avendo però più informazioni accessibili e più manuali di self-help, invece di sentire crescere la loro competenza sul tema cresce la loro tendenza alla performance, aumentando l’ansia da prestazione piuttosto che ridurla».

In crescita, pertanto, anche il senso di frustrazione con cui ci si relaziona al sesso: «I Millennial comprendono le coppie che ora sono alla ricerca dei figli: il tasso di natalità è diminuito perché il tasso di fertilità è diminuito. Il sesso può diventare non più il generatore creativo, ma una frustrazione continua. E la frustrazione diminuisce il desiderio. Se per la generazione X si aveva la possibilità innovativa di fare sesso senza fare figli (con la diffusione della pillola) adesso è possibile fare figli senza fare sesso (Fivet), un’opzione però che molti non vorrebbero affrontare».

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