Noemi Smorra: «L’ernia iatale mi costringe alle ore piccole»

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Immaginate di prendervi un mese di ferie dopo dieci anni che non facevate una vera vacanza. E di stare male proprio in quei giorni tanto sospirati di divertimento e riposo, con la scoperta di un’ernia iatale come sorpresa finale. A me è successo lo scorso agosto, mentre, dopo aver scacciato per una volta tutti i pensieri dalla mia testa, mi trovavo beata e felice all’isola d’Elba. Una spensieratezza che non è durata molto, perché ho iniziato a svegliarmi al mattino con un dolore, a volte anche decisamente forte, nella parte mediana della schiena, quella che nella parte anteriore del corpo corrisponde alla bocca dello stomaco. Mi sono trascinata così per una ventina di giorni, finché una sera, dopo una giornata trascorsa tra tuffi e nuotate, non mi sono fermata a mangiare una pizza prima di tornare a Portoferraio. Tre ore dopo ero a letto, ma alle 5 del mattino ho iniziato a sudare freddo e mi è venuta anche la febbre. Ho preso una tachipirina, ma sono stata malissimo fino alle 9.

Mi sono fiondata dal gastroenterologo

Non riuscivo a capire di che cosa si trattasse, allora gli amici mi hanno indirizzata da un gastroenterologo ed ecografista del posto. Quest’ultimo non ha avuto dubbi: mi ero presa una congestione che aveva fatto esplodere definitivamente il problema che da giorni era lì, in agguato. Un’ernia iatale da scivolamento della lunghezza di due centimetri. «In 40 anni di attività mi è capitato solo una volta di dovere ricorrere all’operazione, perché l’ernia aveva raggiunto dimensioni abominevoli», mi ha, però, subito rassicurata il medico. «In realtà il suo disturbo non è così grave: certo, l’ernia rimarrà lì e non si riassorbirà, ma la si può tenere tranquillamente a bada seguendo determinate precauzioni, come evitare il consumo di alcuni cibi e di mangiare velocemente». E mi ha congedata prescrivendomi un gastroprotettore, il pantoprazolo, e compresse di un antireflusso da prendere durante i pasti. Una terapia che ho seguito per quattro mesi, ma già dal mattino successivo il dolore se n’era andato e dopo un paio di giorni ero tornata a stare bene.

Ho cambiato le mie abitudini alimentari

Questa piccola intrusa non mi sta, comunque, creando particolari disagi né nella vita privata né sul lavoro di attrice e cantante, anche se ho dovuto modificare alcune abitudini alimentari, favorita, però, dal fatto di non essere una tipa che a tavola si abbuffa. Ho praticamente dato l’addio a cioccolato fondente, menta e latticini, mentre mangio il pomodoro fresco, uno dei miei cibi preferiti, soltanto a pranzo, in modo da avere tutta la giornata per smaltirlo. Non ho il vizio del fumo e bevo al massimo un caffè al giorno, a colazione. Anche con gli alcolici non ho mai esagerato. Ammetto che mi piace sorseggiare di tanto in tanto un buon bicchiere di vino da accompagnare magari con un piatto di pesce, ma l’importante è non eccedere e accompagnare sempre la bevanda con del cibo.

I cantanti sono svantaggiati

Il gastroenterologo, inoltre, mi ha spiegato come abbia una maggiore propensione a sviluppare l’ernia iatale chi utilizza molto la zona diaframmatica, come i cantanti. Così mi tocca cercare di agire sul diaframma rilassando contemporaneamente la muscolatura, due azioni che a volte cozzano l’una contro l’altra. Infine, sono diventata, mio malgrado, quella che i medici del sonno definirebbero un gufo, almeno per l’ora in cui vado a coricarmi. Il lavoro, infatti, mi porta a cenare molto tardi e prima di scoprire il problema avevo la tendenza, per la stanchezza, ad andare a dormire subito dopo essermi alzata da tavola. Ma ora non posso più, devo per forza aspettare il completamento della digestione, anche se fortunatamente mi capita di soffrire di reflusso, uno dei regalini dell’ernia iatale, solamente nei periodi in cui sono sotto stress per vicende familiari o magari perché si avvicina il debutto di uno spettacolo. Così, per esempio, in questo periodo in cui sono in tournée con Musicanti, la commedia musicale dedicata a Pino Daniele, ceno al termine dello spettacolo, verso l’1 di notte, e mi metto a letto alle 3. Nell’attesa scelgo occupazioni che mi scarichino la mente: scrivo, rispondo a e-mail, leggo, guardo film o fiction che m’interessano. Ma mai da sdraiata, in modo tale che i succhi gastrici siano spinti sempre verso il basso. Prima o poi dovrò decidermi ad acquistare una di quelle reti per materasso reclinabili.

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