Un anno senza Carlo Vanzina. Ci resta la sua eredità: il racconto di un’Italia cafona e borghese

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Il regista Carlo Vanzina durante il photocall del film "Non si ruba a casa dei ladri", Roma, 28 ottobre 2016. ANSA / ETTORE FERRARI

Iris e Sky rendono omaggio al regista morto l’8 luglio 2018 con due maratone di film. In un documentario le testimonianze di suo fratello Enrico e di chi ha lavorato con lui: Abatantuono, Greggio, Calà e Salemme.

Carlo Vanzina se ne andava l’8 luglio di un anno fa, ucciso dalla recidiva di un melanoma. Con il fratello Enrico ha scritto, checché se ne dica, pagine fondamentali della nostra cinematografia. Quando un’infinità di battute dei tuoi film entrano nel lessico comune, quando intere scene vengono rifatte dai gruppi di amici a cena, cos’altro serve per essere inseriti a tutti gli effetti nella storia culturale e sociale di un Paese?

Carlo ed Enrico, insieme hanno realizzato sessanta film, alcuni indimenticati e indimenticabili, alcuni trascurabili, alcuni da rivalutare. Tutti però hanno una caratteristica comune, sono girati bene, con la mano ferma di un ottimo artigiano del cinema. E la mano era proprio di Carlo. Perché se insieme i film li scrivevano, chi si metteva dietro la macchina da presa era il fratello minore. Degno figlio di suo papà Steno, è sempre stato apprezzato dagli attori che ha diretto, come ben evidenzia il breve documentario realizzato da Stefania Carini per introdurre la rassegna che andrà in onda in prima e seconda serata su Iris il 7, 8 e 9 luglio: si parte con I Selvaggi(1995) per proseguire con uno dei loro più acclamati cult qual èVacanze in America (1984), Tre colonne in cronaca (1990), film che ha nel cast quel fuoriclasse di Gian Maria Volontè, Il ritorno del Monnezza (2005); l’8 luglio tocca a Un’estate ai Caraibi (2009) e South Kensington (2001); infine, domenica 9 un trittico che prevede Sapore di te (2014), Buona giornata (2012), I miei primi 40 anni(1987).

Affetto e stima per Carlo

Il sabato, dopo Un’estate ai Caraibi, verrà trasmesso il lavoro di Carini, L’Italia di Carlo Vanzina, un piccolo ma prezioso documentario di 33 minuti nel quale Enrico Vanzina, Diego Abatantuono, Jerry Calà, Ezio Greggio, Vincenzo Salemme e il critico cinematografico Rocco Moccagatta raccontano il lavoro di Carlo. Parole colme di affetto e di stima che sfociano nella commozione più pura, in particolare negli interventi del fratello e di Abatantuono, che ricorda: «Carlo era un signore, una persona elegante dentro, uno generoso, uno buono, unico». E poi, con le lacrime agli occhi: «È per quello che bisognava lavorare sempre con Carlo. Ogni tanto bisognava fare film con qualcun altro, ma era sempre con lui che si doveva tornare a lavorare. Perché lui era qualità». Affetto. Affetto e stima.

Resta profondamente sbagliato ridurre il percorso professionale dei due figli di Steno ai cosiddetti cinepanettoni e ai cinecocomeri; va pure detto che spesso il pubblico più distratto ha attribuito ai Vanzina titoli che loro non erano. Si pensi a tutti quei film dalla crassa comicità che sovente hanno visto all’opera la coppia Boldi-De Sica. «Vanzinate». Ma no, così non è. Carlo ed Enrico hanno sempre saputo conservare anche nei film più «da ridere» un senso del limite che ad altri è mancato. Nel documentario di Stefania Carini è Enrico a rivendicare quell’aspetto malinconico presente nei loro film. Esempio più plastico è il finale di Sapore di mare – questo sì un caposaldo irrinunciabile -, quando i personaggi ormai invecchiati si sfiorano nuovamente e ripensano a ciò che era stato e a cosa sarebbe potuto essere.

Una famiglia immersa nel cinema 

Difficile immaginarli lontani dal mondo in cui hanno sempre vissuto: «Siamo nati in una famiglia di cinema, mio padre Steno diceva che la cosa più importante è la scrittura – è il racconto di Enrico -. Sembra strano ma in realtà i film sono tutti pensati, scritti. Per cui far cinema senza amare la scrittura, senza saper scrivere, senza aver letto, è praticamente impossibile. Poi ci sono le immagini; le immagini sono fondamentali». A casa incontravano gente come Monicelli, Scola… «Noi siamo nati lì, in una famiglia così… e ci siamo caduti dentro». Nessuno meglio dei Vanzina ha saputo, in Italia, fotografare e raccontare gli Anni 80, le loro speranze e quelle contraddizioni poi esplose nei ’90. E i cui strascichi ancora adesso stiamo vedendo. Nei film di Carlo ed Enrico tutto ciò già era lì. Oggi possiamo riguardare Vacanze di Natale del 1983 – film mitico del quale i fan conoscono le battute ormai a memoria – e studiarlo come un vero documento storico dell’epoca. Con l’aggiunta che si ride. Lo stesso dicasi, ad esempio, per Yuppies, un altro film in cui la borghesia viene messa alla berlina. Senza cattiveria, ma con lo sberleffo. In barba a chi invece li ha sempre accusati di essere complici di quel modo di intendere la vita. «Questa loro capacità di raccontare in diretta la società ha portato a un vero e proprio paradosso – evidenzia Moccagatta nel documentario di Carini -. Negli Anni 80 hanno rappresentato talmente icasticamente alcune figure come i cafoni arricchiti e i borghesi che cercano di elevarsi culturalmente, che sono stati accusati di complicità. Però quel tipo di rappresentazione è stata talmente formidabile nella capacità di cogliere lo spirito di un’ epoca, che ha finito per generare dei modelli che a partire dagli anni 90 sono stati assunti anche da tanto pubblico. Paradossalmente, è come se ci trovassimo ancora prigionieri in molti dei film dei Vanzina di quel periodo». Il perché di questa capacità di raccontare quell’epoca è così spiegato da Salemme: «Secondo me avevano una visione Anni 60 del mondo. Erano la generazione che aveva visto un’Italia che voleva rinascere, un’Italia ottimista. Perciò nella loro visione gli Anni 80 sono stati una felicità un po’ fittizia. Superficiale». Per l’attore e regista napoletano hanno avuto la capacità di dare vita a una narrazione «graffiante e amara». 

Eccoli dunque i Vanzina: risate e malinconia. Nei loro film c’era quello che eravamo e che siamo diventati. Sotto il vestito niente, sotto il loro cinema l’Italia e gli italiani.

L’omaggio di Sky

Anche Sky renderà omaggio al regista: su Cinema Collection lunedì 8 luglio andrà in onda dalle 12.40 una maratona di alcuni suoi film e, alle 21.00 (in contemporanea con Cinema Uno e Cinema Due) una puntata speciale di 100×100 Cinema, con i ricordi di alcuni compagni di vita e di set, tra gli altri Carlo Verdone, Anna Foglietta, Rocco Papaleo. La maratona di film includerà Ma tu di che segno sei? (2014), diretto da Neri Parenti e sceneggiato insieme a Carlo ed Enrico, Banzai con Paolo Villaggio, Quello che le ragazze non dicono (2000), I fichissimi (1981) con i giovani Jerry Calà e Diego Abatantuono che proprio ai Vanzina debbono il loro debutto al cinema. E ancora I mitici – Colpo gobbo a Milano (1994) l’imperdibile Sapore di mare (1983) e infine l’ultimo film diretto da Vanzina nel 2017, Caccia al tesoro, con Vincenzo Salemme protagonista.

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