Tosca D’Aquino: «Gambe gonfie, mi aiuto con massaggi e tacchi bassi»

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Avete presente quelle donne che, nonostante il passare degli anni, sfoggiano gambe eleganti e affusolate? Io sì, e non le sopporto. Sia chiaro, lo dico con simpatia e affettuosa invidia, anche perché una delle mie più care amiche, Roberta Capua, è una di quelle. Il loro corpo e il loro viso cambiano, inevitabilmente, ma le gambe sembrano quelle delle gemelle Kessler negli anni d’oro. Madre natura, invece, con me è stata meno clemente da quel punto vista.

Con la gravidanza le gambe si sono appesantite

Fino ai 30 anni circa, infatti, non potevo lamentarmi di niente: nel complesso mi piacevo e non notavo alcuna differenza con le mie coetanee. In concomitanza con la prima gravidanza ho iniziato ad avvertire un senso di pesantezza agli arti inferiori che si è protratto anche a dopo il parto. Ho pensato fosse un malessere fisiologico, un ristagno dei liquidi inevitabile, anche a causa dei chili presi i quei mesi. E in parte è stato così, perché con il passare del tempo il gonfiore è andato a diminuire e le mie gambe parevano essere tornate quelle di una volta. Ma a 39 anni è arrivato il mio secondo figlio e il problema si è ripresentato. Sono corsa ai ripari con classiche strategie, come il cuscino sotto le gambe durante la notte o i drink drenanti da bere nel corso della giornata, che, devo essere onesta, hanno avuto il loro effetto. Peccato, però, che man mano che i miei figli crescevano sia cresciuto anche il mio gonfiore agli arti inferiori, tanto da costringermi ad andare da uno specialista.

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Ho un’insufficienza venosa

Bene, sono andata dalla dottoressa, spiegandole che la mattina mi svegliavo con le gambe «normali» e che dopo un paio d’ore raddoppiavano di volume: «Non mi fanno male ma sono piuttosto fastidiose, pesanti, antiestetiche». Lei mi ha guardato e, prendendosi amichevolmente gioco di me, mi ha detto: «Signora, ma a 52 anni almeno un po’ di gonfiore alle gambe ce lo possiamo permettere?», come se fossi io a essere troppo esigente e un po’ paranoica. Per appurare la causa, e quindi trovare anche la cura del mio grattacapo mi sono, allora, sottoposta a un ecodoppler, un esame che consente di avere informazioni dettagliate sulla morfologia e la funzionalità dei vasi sanguigni. La diagnosi ufficiale è stata quella di insufficienza venosa, un deficit del microcircolo. In poche parole, il sangue scende ma fa fatica a risalire. Niente di grave. L’unica nota dolente è che non c’è una cura definitiva ma bisogna imparare a conviverci e attuare, con costanza, una serie di comportamenti per prevenire il deficit.

Calze compressive e zero sale

La dottoressa mi ha prescritto delle calze elastiche compressive, che, tra l’altro, d’inverno sono comodissime perché tengono caldo e sembrano normalissimi collant. Ovviamente, essendo il ristagno dei liquidi il nocciolo del disturbo, mi ha vivamente consigliato di praticare un tipo di attività fisica capace di favorire il ritorno venoso, come il nuoto, lo yoga, il pilates. Ma qui devo fare mea culpa: io m’annoio facilmente e ho bisogno di discipline energiche, di forte impatto come step o aerobica, che non sono proprio un toccasana per il mio problema… Di contro, però, sono bravissima a eliminare il sale da qualsiasi tipo di cibo. Non lo metto né nella pasta né nella carne ed è una scelta che non mi pesa, perché sono riuscita ad assaporare il gusto autentico degli alimenti. Anche mantenere un peso forma è importante. E qui casca l’asino, perché non ci posso fare niente: amo sia cucinare sia mangiare e faccio bene entrambe le cose. Quindi oscillo perennemente tra periodi di dieta ferrea e altri in cui soddisfo il palato. Nonostante abbia eliminato anche lo zucchero, per esempio nel caffè, rimango una golosa patologica e a qualche biscotto non riesco proprio a rinunciare.

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Ho abbandonato i tacchi alti

Compenso, però, questi strappi culinari con una grande cura delle gambe. Faccio frequentemente massaggi linfo-drenanti, applico creme a base di centella o rusco e, quando sono in ferie, dico no alla tintarella per privilegiare lunghe passeggiate in acqua. Che poi, in tutta questa faccenda esiste anche un lato positivo e conveniente che si chiama tacco: quello alto, al quale ho detto definitivamente addio a favore di quello basso, più sfigatello ma comodissimo.

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