Ragno violino: il Centro Antiveleni del Niguarda risponde a tutte le domande

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Per le modeste dimensioni può sembrare innocuo e insignificante ma in realtà il suo morso può causare non pochi problemi all’uomo. Il Loxosceles rufuscens, conosciuto da tutti come “ragno violino”, si nasconde nei luoghi più impensabili e ama uscire allo scoperto soprattutto nelle ore notturne, provocando con il suo morso lesioni cutanee che dapprima paiono irrilevanti ma poi si rivelano estremamente pericolose. Ma come si riconosce il morso di questo aracnide e in che modo si può intervenire? La dottoressa Franca Davanzo, Direttore del Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano, risponde a tutti i possibili quesiti.

Come si riconosce?

Molti si chiederanno come mai questo ragno, a differenza di altri, abbia un nome tanto singolare. Il suo appellativo è dato dal fatto che sul cefalotorace, cioè sulla parte anteriore del corpo dove sono posti gli occhi, è presente una macchia che ricorda proprio lo strumento musicale. A parte ciò, ci sono altre caratteristiche che lo distinguono da altri aracnidi: è di colore marrone-giallastro, ha un corpo di 7-9 millimetri (escluse le zampe) e possiede 6 occhi (2 a destra, 2 a sinistra e 2 centrali).

Dove si trova?

Questo ragno è sempre esistito in Italia ma se una volta era presente soprattutto lungo le coste – le prime colonie sono state rinvenute a Venezia – oggi si è diffuso in tutto il Paese tramite trasporto passivo. Durante il giorno rimane rintanato in ambienti bui e poco disturbati, come solai, cantine, mansarde e locali tecnici, e spesso si intrufola dietro ai battiscopa e ai mobili, negli scatoloni, negli asciugamani, nella biancheria da letto e nei vestiti. Al contrario, ama uscire nelle ore notturne, tanto che per questo motivo è stato definito anche “ragno eremita”. All’esterno delle abitazioni, invece, si può rinvenire sotto a sassi e pietre o tra le rocce.

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Quali sono le caratteristiche del suo morso?

Essendo il suo morso indolore, spesso il ragno violino non lascia tracce di sé e ci si accorge tardivamente di essere stati attaccati. A causa del veleno iniettato, che impedisce alle membrane cellulare di rigenerarsi, nelle ore successive al morso compare una vescicola arrossata, che provoca dolore urente, bruciore, prurito e formicolio. Questa lesione, che non sparisce nell’arco di qualche giorno come altri morsi ma evolve progressivamente, tende ad allargarsi a macchia d’olio, fino a trasformarsi in una tumefazione scura (talvolta violacea), eritematosa, dolorosa e dura. Oltre al veleno, il ragno può veicolare nei tessuti anche batteri anaerobi, cioè microorganismi che sopravvivono in assenza di ossigeno, che proliferano e creano problemi anche gravi: in questi casi, infatti, l’individuo può andare incontro a fascite necrotizzante, cioè un’infezione degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei che, se non viene trattata tempestivamente, può evolvere in necrosi e shock settico e condurre al decesso.

Cosa si deve fare quando ci si accorge del morso?

Appena ci si accorge della presenza di questa tipologia di lesione, bisogna immediatamente recarsi dal proprio medico di famiglia e riferire in modo preciso tutti i sintomi associati. Non bisogna assolutamente medicare la lesione con pomate da banco o altri prodotti ad azione topica o sistemica perché potrebbero aggravare il decorso della tumefazione.

Come fa il medico a capire che si tratta di morso di ragno violino?

Se ci si accorge di essere stati morsi, bisogna cercare di “catturare” il ragno in un contenitore trasparente e consegnarlo per il riconoscimento al medico che prende in carico l’individuo o al Centro Antiveleni al quali ci si è rivolti o al Museo di Scienze Naturali. Purtroppo, come si diceva poco fa, questo aracnide attacca l’uomo ma non lascia tracce di sé, quindi è difficile identificarlo. In questi casi lo specialista può formulare una diagnosi prendendo in considerazione altri fattori: se il morso è stato doloroso, ad esempio, si può escludere che sia stato provocato dal ragno violino. L’estensione dell’edema e la presenza di segni di necrosi, poi, possono fornire ulteriori conferme.

Come ci si può curare?

Per prima cosa lo specialista utilizza un antisettico per la disinfezione di cute lesa ed eventualmente un prodotto topico per curare l’ulcerazione. Per debellare l’infezione si somministra una terapia antibiotica, in concomitanza con un farmaco antistaminico di vecchia generazione. In presenza di febbre, il medico può prescrivere anche un antipiretico.

Chiara Caretoni

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