Infortuni sportivi: la medicina rigenerativa meglio del bisturi

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Crack. Un suono secco e inconfondibile, che anticipa solo di qualche secondo il dolore lancinante. Lo conoscono bene gli sportivi con una storia di infortuni alle spalle, che spesso di quei momenti ricordano più la preoccupazione per i tempi di ripresa che la sofferenza fisica. Fino a qualche anno fa, in effetti, subire un trauma come la lesione di un legamento crociato, magari complicata dalla rottura di un menisco (entrambi elementi fondamentali per l’articolazione del ginocchio) poteva decretare la fine della stagione di un atleta, se non addirittura quella della sua carriera. Ebbene, oggi non è più così, grazie ai progressi nel campo della riabilitazione ortopedica, che permettono agli sportivi professionisti, ma anche a quelli amatoriali o della domenica, di contare su tecniche sempre più efficaci e meno invasive.

Il corpo si auto-ripara

Una delle frontiere più moderne e avanzate è rappresentata dalla medicina rigenerativa,
ovvero quella disciplina che sfrutta e potenzia le capacità intrinseche dell’organismo di rigenerare cellule e tessuti danneggiati. «In ambito ortopedico, la medicina rigenerativa permette oggi di trattare differenti patologie articolari di tipo traumatico, post-traumatico e degenerativo in modo conservativo, ovvero senza dover ricorrere alla chirurgia classica come quella protesica», afferma Vincenzo Salini, primario di ortopedia e traumatologia all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. «Questo consente, soprattutto a determinate categorie di pazienti come gli sportivi professionisti, di tornare ai livelli precedenti di performance in tempi molto rapidi, perché riduce considerevolmente il decorso post-operatorio». Gli esempi più eclatanti sono il tennista Rafael Nadal e il calciatore Cristiano Ronaldo, che non fanno mistero di servirsi delle nuove tecnologie, compresa la criosauna  per ridurre le infiammazioni, accorciare i tempi di recupero e diminuire il tempo di cicatrizzazione.

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Per quali problemi ci si rivolge di solito alla medicina riabilitativa?

I casi principali sono:

  • Lesioni muscolari e della cartilagine, dovute a traumi o a usura precoce.
  • Patologie tendinee e dei legamenti
  • Processi infiammatori
  • Artrosi iniziale

Di quali tecniche disponiamo?

Le tecniche rigenerative attualmente disponibili sono due:

  1. Quella con cellule mesenchimali
  2. Quella con il platelet-rich plasma (Prp, in italiano: plasma ricco di piastrine).

Trattamento con cellule mesenchimali

«Questa tecnica si serve di particolari cellule presenti nel nostro organismo originariamente indifferenziate, caratterizzate dalla eccezionale capacità di auto-rinnovarsi e di specializzarsi, al bisogno, in diversi tipi di cellule (condrociti, cioè cellule della cartilagine, osteoblasti, dell’osso, mioblasti, delle fibre muscolari)», spiega lo specialista. «Esse vengono prelevate, con un’apposita siringa, dal midollo osseo o dal tessuto adiposo (di solito dell’addome) del paziente stesso, per scongiurare reazioni di rigetto. Dopo un particolare trattamento di purificazione, le cellule vengono iniettate nel sito in cui è presente il danno articolare, tendineo o muscolare. Qui, autonomamente, migrano verso il tessuto danneggiato, si differenziano e favoriscono i processi antinfiammatori e rigenerativi: stimolano la produzione di collagene e la rigenerazione cartilaginea, migliorano la lubrificazione del comparto intrarticolare, aumentano la distanza tra i capi articolari riducendone l’attrito».

La procedura, che può essere eseguita bilateralmente nella stessa seduta se la patologia colpisce le articolazioni di entrambi gli arti, viene effettuata in regime di ricovero e in anestesia locale, ha una durata di circa 30-40 minuti e viene svolta secondo una prassi mininvasiva. Si esegue solo una seduta, eventualmente ripetibile dopo circa un anno se i sintomi si dovessero ripresentare o aumentassero di intensità. Il processo rigenerativo biologico si raggiunge generalmente entro tre mesi dalla terapia. La maggior parte dei pazienti nota un certo miglioramento già dopo sei settimane (maggiore stabilità e forza, insieme alla diminuzione del dolore).

«Dopo il trattamento si può presentare gonfiore per i primi due o tre giorni e un po’ di fastidio nelle zone di prelievo e di iniezione. Pertanto si consiglia l’utilizzo di due stampelle e riposo dall’attività sportiva per circa cinque-sette giorni, che andrà poi ripresa in modo graduale», precisa Salini.

La rigenerazione con cellule mesenchimali è rimborsata dal Servizio sanitario solo in alcune regioni, mentre in altre è a pagamento (4000 euro circa, compreso il ricovero).

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Infiltrazioni di plasma ricco di piastrine

«Il trattamento con plasma ricco di piastrine (Prp), più semplice e veloce rispetto a quello con le cellule mesenchimali, viene impiegato per trattare generalmente le forme meno gravi delle medesime patologie», continua l’ortopedico. «Consiste in un prelievo di sangue autologo (cioè del paziente stesso), che viene inserito in una centrifuga per separare dagli altri elementi il plasma, ricchissimo di piastrine che contengono i cosiddetti fattori di crescita. Il “concentrato” di plasma viene poi iniettato nella zona danneggiata, dove queste preziose sostanze sono in grado di accelerare e aumentare la riproduzione di cellule nell’osso e nei tendini, ridurre l’infiammazione, e favorire i processi di guarigione e di rigenerazione dei tessuti muscoloscheletrici».

A differenza del metodo con cellule mesenchimali, dove la zona danneggiata viene curata grazie all’immissione di nuove cellule, in questo caso il plasma ricco di piastrine stimola l’attività di cellule già presenti. Questa tecnica viene praticata in regime ambulatoriale, dura poche ore e non ha effetti collaterali, se non un lieve fastidio nella zona dell’infiltrazione, per le prime 24 ore. Con due o tre iniezioni a cadenza settimanale i risultati arrivano già entro 15-30 giorni. La Prp è sempre a carico del paziente e il costo a seduta si aggira intorno ai 300 euro.

Procedure indicate fino a 50-60 anni 

Nonostante si tratti di procedure poco invasive, sono assolutamente controindicati in caso di patologie quali tumori, infezioni locali in atto (anche comuni, come quelle dentali) oppure sistemiche (per esempio Hiv, epatite C). Trattandosi inoltre di pratiche che agiscono sulle cellule e sui tessuti, queste cure sono maggiormente indicate in persone giovani o di media età (indicativamente fino ai 50-60 anni) e meno consigliate nell’anziano, dove la risposta cellulare è più rallentata.

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