Camorrista ucciso perché malato di Aids: poteva contagiare il boss

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Ucciso dagli uomini del suo stesso clan perché, nonostante sapesse di essere ammalato di Aids, continuava ad avere relazioni con molte donne di Mondragone, in particolare con quelle vicine alla cosca. Sulla morte di Ferdinando Brodella, ucciso nel 1993, è stata fatta chiarezza a distanza di ben 26 anni. I carabinieri del Norm della Compagnia di Sessa Aurunca hanno dato esecuzione a un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Mario Esposito, 60 anni, capo del clan cosiddetto dei “muzzoni”. L’uomo, attualmente, si trova già nel carcere di Opera a Milano.

Caso risolto grazie ai racconti dei collaboratori di giustizia e del boss

Esposito è accusato di omicidio premeditato, detenzione illegale di armi e distruzione di cadavere. I reati sono aggravati dall’aver commesso il fatto per facilitare la realizzazione delle finalità illecite del clan La Torre, con roccaforte a Mondragone. La svolta nel caso è arrivata grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ma anche da quelle dello stesso capo clan, Augusto La Torre. È stato lui, infatti, a raccontare che nel 1993 – mentre era rinchiuso nel carcere di Brescia – fece arrivare a Esposito l’ordine di eliminare Brodella, che era un suo affiliato.

La Torre e i timori per l’Aids

Brodella, 33 anni, secondo quanto raccontato da Augusto La Torre e da altri collaboratori, era malato di Aids ma continuava ad avere rapporti sessuali non protetti con donne di Mondragone. Queste donne, secondo quanto emerso, avevano relazioni anche con lo stesso La Torre e altri affiliati. Per questo motivo, temendo che lui stesso potesse restare infettato, il boss ordinò di uccidere Brodella. Lo stesso La Torre ha poi raccontato che per un certo periodo è stato convinto di essersi ammalato di Aids, ipotesi poi esclusa dalle analisi alle quali si sarebbe sottoposto.

Il corpo di Brodella non è mai stato trovato

Per uccidere Brodella, Esposito lo avrebbe attirato in una trappola in una masseria di Mondragone, dove poi gli sparò. Il cadavere, mai ritrovato, fu seppellito nella stessa masseria. Ma nel 1995, visto che alcuni affiliati del clan avevano iniziato a collaborare con la giustizia, i capoclan decisero di riesumare il corpo di Brodella e distruggerlo. Nel posto in cui l’uomo fu sepolto la prima volta sono stati ritrovati solo brandelli di vestiti.