Letizia Leviti, a Firenze il premio intitolato a giornalista Sky TG24

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Fino all’ultimo Letizia ci ha insegnato che non conta quanto a lungo vivi, ma come vivi la tua vita. E lei la sua l’ha vissuta intensamente. Anche il nostro lavoro Letizia lo faceva intensamente, cioè in maniera straordinaria. Non perché fosse sempre nei posti dove c’era la notizia con cui si apriva il telegiornale, ma perché il suo racconto non era mai banale. Come non era banale, mai, la sua scrittura.

La verità al centro

Letizia Leviti, che ci ha lasciato nel 2016 con un messaggio straordinario sulla vita e sul mestiere (VIDEO), scriveva come non sempre si scrive: col cuore e con una scrittura elegante, corretta, pulita, e che cerca sempre la Verità. E quindi al centro di un premio giornalistico che porta il suo nome doveva esserci questo: la Verità. La verità cercata sul campo, grazie ad un lavoro accurato, profondo, mai superficiale, attento alle persone innanzitutto: agli innocenti come ai colpevoli, ai buoni come ai cattivi, ai deboli come ai forti.

Il faro di quest’anno del premio giornalistico Letizia Leviti edizione 2019 è sempre lo stesso, infatti: la verità, ricercata e raccontata in maniera accurata.

“Sul campo”

Il concorso, riservato ad under 35, ha come tema “sul campo”. Tra i requisiti richiesti e valutati prima di tutto l’onestà intellettuale, la cura del linguaggio, la profondità di contenuti e la volontà di essere dove accadono i fatti, tutti valori che hanno contraddistinto il lavoro e la carriera di Letizia.

Non solo un premio

Non solo un premio. La novità più grande dell’edizione 2019 del Premio Letizia Leviti sta nel conferimento anche di una menzione speciale. Un’esigenza sentita dalla Giuria, presieduta da Claudio Cordova e composta da Cecilia Anesi, Flavia Barsotti, Sara Manisera e Giulia Presutti alla luce dell’altissima qualità dei circa 130 lavori pervenuti. L’identità dei vincitori sarà svelata nel corso della premiazione, ma è il presidente Claudio Cordova a fornire alcune anticipazioni: “Premiamo due lavori molto diversi, uno realizzato all’estero, su un territorio molto difficile, l’altro, invece, realizzato in Italia, dalla notevole rilevanza sociale”. A guidare la selezione da parte dei giurati è stata la realizzazione del lavoro “sul campo”, come specificato dal bando, ma anche la capacità di entrare dentro le storie e far entrare il lettore o lo spettatore all’interno delle stesse attraverso il linguaggio. Perché il giornalista racconta storie di persone, di esseri umani e quindi non deve mai perdere la sua sensibilità, come sottolinea infine Cordova: “Il livello degli elaborati cresce di edizione in edizione e con le scelte effettuate vogliamo che il Premio lanci un messaggio al mondo del giornalismo e alla società civile, come avrebbe fatto Letizia”.