Alzheimer: via libera in Cina a nuovo farmaco

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La notizia è di quelle che fa sperare i familiari delle 600.000 persone che vivono con la malattia di Alzheimer solo in Italia. La National Medical Products Administration, l’agenzia del farmaco cinese, ha dato il via libera all’entrata in commercio di un nuovo farmaco che nelle intenzioni dovrebbe fermare la progressione di questa patologia neurodegenerativa. Si basa sull’estratto di alga bruna, che è capace di regolare il tipo di colonie di batteri presenti nell’intestino. Già diverse ricerche hanno legato il microbioma dell’intestino all’Alzheimer. Il microbioma non è altro che l’insieme dei batteri che vivono nel nostro intestino.

Alzheimer nuovo farmaco: funziona su pazienti con sintomi da lievi a moderati

La questione è particolarmente delicata perché le stime relative all’Alzheimer parlano di un aumento impressionante di casi nei prossimi 30 anni. Il nuovo farmaco, GV-971, arriva dopo 22 anni di ricerche. L’approvazione è stata decisa sulla base di uno studio clinico di fase 3 condotto su 1.199 persone, durato 36 settimane. I risultati sostengono che il farmaco induca un miglioramento cognitivo solido e coerente in pazienti con Alzheimer da lieve a moderato.

Alzheimer nuovo farmaco: perché funziona secondo i ricercatori di Shanghai?

Lo Shanghai Institute of Materia Medica Accademia cinese delle Scienze ha condotto uno studio per verificare il meccanismo che sta alla base di questo farmaco. Quando il microbioma cambia si accumulano fenilalanina e isoleucina, due sostanze che stimolano la proliferazione delle cellule proinfiammatorie Th1. Questa condizione favorisce l’infiammazione dell’area del cervello, che è collegata alla malattia di Alzheimer.

La molecola blocca l’infiammazione che sta alla base dell’Alzheimer

La molecola presente nel nuovo farmaco approvato in Cina si chiama sodium oligomannate, o GV-971. Riuscirebbe a bloccare questa neuroinfiammazione, invertendo il deterioramento cognitivo.

Negli USA si pensa al via libera ad un altro farmaco

Intanto dagli USA arriva la notizia che presto potrebbe essere disponibile un farmaco capace di frenare il declino cognitivo. In questo caso si tratta di un anticorpo specifico in grado di colpire la proteina beta-amiloide, tra le principali cause proprio della malattia di Alzheimer.

I test per scoprire la malattia

Un test molto usato è il Mini-Mental State Examination (MMSE). Il paziente è sottoposto a 30 domande che mettono alla prova l’orientamento spazio-temporale, la capacità di evocare ricordi, il linguaggio, l’attenzione e le abilità di calcolo. Il paziente deve dire la data del giorno e il luogo in cui si trova, poi deve memorizzare e ripetere tre semplici parole (come “casa”, “pane” e “gatto”). Il test prosegue con una serie di prove come calcoli numerici, la sillabazione di parole al contrario, il riconoscimento di oggetti comuni (come la matita e l’orologio) e poi con il disegno di due pentagoni intrecciati. Il punteggio ottenuto consente di capire se c’è qualcosa che non va e che merita di essere approfondito. Bisogna però ricordare che si tratta solo di un test di screening, che non è sufficiente di per sé a diagnosticare una demenza.

FONTE: Società Italiana di Neurologia

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