ArcelorMittal, a Taranto sciopero di 24 ore nell’impianto dell’ex Ilva

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Dalle ore 7 della mattina di venerdì 8 novembre, è scattato uno sciopero di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal. La protesta dei sindacati contro l’annunciato disimpegno della multinazionale anglo-indiana, che ha avviato la procedura di retrocessione dei rami d’azienda, non ha trovato il sostegno del sindacato Usb mentre nello stabilimento ArcelorMittal di Genova Cornigliano i lavoratori stanno ancora stabilendo le mosse da attuare (DI MAIO: ARCELORMITTAL SI STA RIMANGIANDO ACCORDO – COSA È LO SCUDO PENALE).

Lo sciopero a Taranto

Dal primo mattino a Taranto decine di lavoratori dell’appalto sono in presidio nei pressi della portineria imprese. Presenti anche lavoratori diretti e rappresentanti sindacali. I metalmeccanici chiedono “all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste”. Fim, Fiom e Uilm sostengono che “la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria” (LE TAPPE DELL’EX ILVA DAL 1960 A OGGI – GLI INVESTIMENTI DI ARCELORMITTAL E I NUMERI DELLA CRISI).

Uilm: impianti al minimo verso stop

Le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) di Fiom e Uilm in una nota parlano di “sciopero silenzioso” per evidenziare “l’eccezionalità della situazione che ha generato e sta generando eccessiva confusione” e come “il silenzio, su un caso così complesso, valga più di mille parole contrapposte al clamore politico. Siamo stanchi – aggiungono – di essere dentro un tritacarne e riteniamo necessario riscrivere una storia, insieme ai lavoratori e a tutta la comunità, diversa da quella rappresentata fino ad oggi”. Antonio Talò, segretario generale della Uilm di Taranto, ha annunciato che “il governo parla di allarme rosso ma non ha una idea precisa di cosa fare. L’azienda, tenendo fede a quanto scritto nella lettera di recesso, sta portando gli impianti al minimo della capacità di marcia. In queste condizioni entro fine mese ci sarà lo stop totale. Bisogna intervenire presto” (PATUANELLI: NAZIONALIZZAZIONE NON È UN RISCHIO).

A Taranto non partecipa Usb

Le sigle sindacali non sono però unite nella protesta a Taranto. Alessandro D’Amone dell’Usb di Taranto ha spiegato: “Non partecipiamo allo sciopero in quanto crediamo che finché abbiamo contezza che Mittal andrà via non riteniamo opportuno fare manifestazioni o mobilitazioni”. Commentando il tavolo di crisi aperto dal governo, ha aggiunto che “dalle parole bisogna passare ai fatti. Qui non si tratta di gestire un piccolo negozio, questa è la fabbrica più grande d’Europa. Ci sono situazioni talmente delicate che mettono in pericolo lavoratori e cittadini che da subito il Governo deve dare seguito a quello che sta pensando. Per noi lo scudo penale è un mezzo squallido utilizzato dalla multinazionale per i propri interessi, mentre le manutenzioni ordinarie e straordinarie agli impianti non vengono fatte” (EMILIANO: ARCELORMITTAL DEVE PAGARE).

Assemblea a Genova su procedura cessione

Nello stabilimento Arcelor Mittal di Genova Cornigliano invece i dipendenti sono entrati tutti in fabbrica senza momenti di tensione per l’assemblea dei lavoratori a cui hanno partecipato anche i lavoratori in cassa integrazione non dipendenti di Mittal. “Oggi spiegheremo ai lavoratori la procedura di cessione ex art. 47 avviata da Mittal – spiega Armando Palombo, coordinatore dell’Rsu – e ribadiremo che su queste aree vige l’accordo di programma che garantisce reddito e lavoro per tutti. Non accetteremo neppure un lavoratore in più in cassa”. Da definire invece i tempi dello sciopero: “Abbiamo deciso che scenderemo in piazza ma non quando anche perché oltre il cuore ci vuole la testa – aggiunge il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro – Fra l’altro questo governo pasticcione potrebbe a breve non esserci più e per lottare serve anche una controparte. Quello che è certo è che a Genova quando si esce e si lotta, si va fino alla fine” (LO SCONTRO SALVINI-DI MAIO SUL CASO).

Consulta: norme scudo cambiate, valuti giudice

Intanto è emerso che la Corte Costituzionale ha motivato la decisione presa il 9 ottobre scorso di restituire gli atti al gip di Taranto spiegando che sullo scudo penale per l’ex Ilva sono “sopravvenute” diverse modifiche normative. E a fronte di “una tale evoluzione” del quadro delle disposizioni, “non può spettare che al giudice rimettente valutare in concreto” la loro incidenza “sia in ordine alla rilevanza, sia in riferimento alla non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate”.