Sigaretta elettronica: anche per l’Oms può essere dannosa

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Anche l’Organizzazione mondiale della sanità interviene sulla sigaretta elettronica con una campagna per mira a scoraggiarne l’utilizzo. L’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della salute di tutto il mondo ha dedicato all’argomento una sezione del suo sito internet con domande e risposte. Ecco le più importanti.

La sigaretta elettronica è pericolosa?

L’Oms spiega che ci sono molti differenti tipi di e-cig, con diverse quantità di nicotina ed emissioni dannose. «Non ci sono dubbi – si legge sul portale dell’Oms – che siano dannose alla salute sia di chi le fuma sia di chi ne respira le emissioni. È troppo presto però per fornire dati chiari sugli effetti a lungo termine.

Il pericolo è soprattutto per gli adolescenti

La nicotina crea dipendenza e il cervello dei ragazzi continua a svilupparsi fino ai 24-25 anni. L’esposizione alla nicotina, com’è noto, può avere effetti nocivi a lungo termine. In più i giovani che usano questi dispositivi sono più portati a fumare sigarette tradizionali. Le e-cig aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e problemi ai polmoni. Le donne incinte mettono a rischio lo sviluppo del feto. I liquidi contenuti nelle sigarette elettroniche possono causare bruciature alla pelle e avvelenamento da nicotina se ingoiate o assorbite attraverso la cute. C’è quindi un rischio se i dispositivi dovessero perdere anche piccole quantità di questi liquidi o se alla portata dei bambini.

La sigaretta elettronica causa problemi ai polmoni?

L’Oms sostiene che ci siano prove scientifiche sempre maggiori sul fatto che svapare crei problemi ai polmoni.

L’Organizzazione mondiale della salute cita due fatti:

  1. il 17 settembre del 2019 le autorità sanitarie degli Stati Uniti hanno attivato un’indagine di emergenza per verificare possibili legami tra l’uso delle sigarette elettroniche e problemi polmonari che si sono rivelati anche fatali;
  2. il 10 dicembre del 2019 gli Stati Uniti hanno segnalato che si sono registrati più di 2.400 casi, con 52 morti confermate. Almeno cinque altri Paesi hanno iniziato delle investigazioni scientifiche per identificare casi di malattie polmonari legati all’uso delle e-cig.

Le sigarette elettroniche aiutano a smettere di fumare?

Anche qui l’Oms sostiene che non ci siano evidenze scientifiche sufficienti a stabilire che l’uso delle e-cig promuova lo stop al fumo tradizionale. Ci sono invece diversi altri modi per smettere di fumare, che sono scientificamente più efficaci.

Le sigarette elettroniche sono più pericolose di quelle tradizionali?

L’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che dipende da diversi fattori, tra cui la quantità di nicotina e di altri elementi tossici contenuti nei liquidi.

La sigaretta elettronica provoca dipendenza?

Se contengono nicotina sì. La nicotina causa dipendenza perché è in grado di aumentare la secrezione di neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore e del comportamento. Fra questi c’è la dopamina, una molecola coinvolta nella generazione della sensazione di piacere. È proprio questo effetto a generare la dipendenza dal tabacco.

Tra i sintomi della dipendenza da nicotina ci sono vere e proprie crisi di astinenza con ansia, irritabilità, agitazione, difficoltà di concentrazione, cattivo umore, frustrazione, rabbia, aumento dell’appetito, insonnia, costipazione o diarrea.

Esiste un rischio da fumo passivo con la sigaretta elettronica?

Sì. Generalmente i vapori emessi da chi svapa contengono sostanza tossiche che possono essere respirate dalle altre persone.

Occorre regolamentare l’uso delle sigarette elettroniche?

Anche in questo caso l’Oms risponde di sì ed elenca cosa devono fare gli stati:

  • vietare l’uso della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, compresi gli uffici privati;
  • imporre tasse più alte su questi prodotti per scoraggiarne l’uso;
  • impedire la promozione dei prodotti legati alla sigaretta elettronica;
  • far conoscere i rischi delle e-cig agli svapatori;
  • vietare la pubblicità di affermazioni non scientificamente provate sul loro uso;
  • fare particolare attenzione alla situazione degli adolescenti che come abbiamo visto sono quelli più a rischio.

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