I test per il coronavirus funzionano?

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Giornali e siti di tutto il mondo riportano storie di persone che hanno dovuto fare il test anche sei volte per capire che in realtà erano stati contagiati dal coronavirus. Insomma la comunità scientifica si sta chiedendo se i test per il coronavirus funzionano o meno.

Test per il coronavirus: come funziona l’esame?

Il test funziona cercando nei campioni prelevati dalla gola di un possibile paziente il codice genetico del virus. Questo tipo di esame si chiama RT-PCR ed è molto usato in medicina per diagnosticare virus come l’HIV e l’influenza. Generalmente sono molto attendibili.

Diversi articoli parlano della fallibilità del test per il coronavirus

Un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Radiology ha parlato di 5 test su 167 risultati negativi, nonostante la scansione dei polmoni dimostrasse il contrario. Solo dopo aver ripetuto diverse volte il test, i risultati hanno confermato la positività al coronavirus che provoca la Covid-19.

Ci sono molte altre storie che raccontano di episodi simili. Il più famoso è quello del dottor Li Wenliang, il primo medico che per primo parlò della malattia e che è considerato un eroe in Cina, dopo che ha perso la vita proprio la la malattia. Il dottor Li aveva raccontato che il suo test era risultato diverse volte negativo, prima di aver raggiunto la diagnosi. Alcuni giornalisti cinesi hanno svelato altri casi di persone che dovevano ripetere il test più e più volte prima di scoprire di essere positivi. Situazioni simili si sono avute anche in Tailandia e Singapore.

Perché accade?

La prima risposta proposta dagli esperti è anche la più semplice. Non è da escludere che al momento in cui un paziente ha fatto il test, non era ancora malato di Covid-19. Esattamente come in Europa e in America del Nord è anche tempo dell’influenza stagionale. Con la tensione che si sta creando intorno a questa infezione virale, può capitare di confondere i sintomi dell’influenza tradizionale, con quelli della “nuova” influenza. I primi segnali sono praticamente identici a tutti gli altri virus che colpiscono le vie respiratorie. Qui può essere che non fossero ancora infetti quando si sono sottoposti all’esame e che poi successivamente si sono ammalati, proprio perché il sistema immunitario era impegnato a combattere l’altra influenza.

Un’altra ipotesi è che i pazienti avessero in effetti il coronavirus, ma a uno stadio così iniziale da non riuscire ad essere identificato. Occorre infatti una certa quantità di materiale genetico per riuscire a leggerlo e capire. Anche se questo può essere vero al primo o al secondo test, non dopo sei esami come è stato riportato da diversi giornali internazionali.

Si tratta di tamponi alla gola e se non vengono presi bene, possono non funzionare.

I tassi di mortalità degli ultimi virus

Intanto i Centri di Diagnosi e Prevenzione delle Malattie degli Stati Uniti hanno messo a confronto il tasso di mortalità della Covid-19, con quelli di altre malattie, scoprendo che il nuovo coronavirus sembra essere decisamente meno pericoloso di altre epidemie, come quelle della SARS e della MERS.

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